Il postmediale: Rosalind Krauss, ad esempio.

Dopo la routine creativa rimasticata da Seth Godin, scopro studiosi nostrani che scrivono di postmedialità. Non so cosa siano la “condizione postmediale” e il “disagio postmediale”, ma so cos’è l’arte nell’era postmediale perché ne ha data definizione Rosalind Krauss decenni or sono. Il medium di cui scriveva Krauss non ha niente a che fare con i media (mezzi o strumenti di informazione) di cui scrivono gli studiosi di cui sopra…

Il libro fotografico in Italia, dal dopoguerra agli anni Settanta. Di Miryam Criscione.

Miryam Criscione, docente dell’Accademia di belle arti di Ragusa, pubblica con Postmedia books una ricerca che allo studio delle fonti d’archivio affianca quello delle fonti critiche per ricostruire le vicende e le dinamiche editoriali che hanno caratterizzato lo sviluppo del libro fotografico d’autore in Italia, dal secondo dopoguerra agli anni ’70. L’indagine, si legge in quarta di copertina, “giunge a colmare una lacuna” nell’ambito degli studi sulla storia del fotolibro in Italia aprendo una nuova visuale su figure e situazioni sino a oggi trascurate dalla storiografia ufficiale.

Christian Boltanski: la memoria, la fotografia, l’archivio.

Pochi artisti hanno saputo cogliere come lui il senso della fotografia nelle società occidentali. Una produzione sobria, che si dipana attorno a pochi temi, alla ricerca di quel punto di equilibrio in cui l’individuo si scorge, al cuore dell’umanità tutta, uguale e diverso, uno e plurimo, discendente ultimo di una progenie che emerge nel ricordo, annullando la profondità del tempo. Siamo troppi e ci perdiamo, ma ci teniamo e ci cerchiamo, come i nomi negli elenchi degli abbonati del telefono.