Georges Perec. Memoria, fotografia, scrittura | I tacuini di Perec

Georges Perec. Memoria, fotografia, scrittura.

Christelle Reggiani ci aiuta a comprendere quale rapporto Georges Perec abbia intrattenuto con la fotografia e in che modo l’abbia usata per i propri progetti letterari. La fotografia per Perec, spiega Reggiani, è falsa e difettosa, non ha nemmeno le capacità che le vengono tradizionalmente attribuite cioè le funzioni di attestazione e designazione, ma è da questa versione larvale della fotografia che prende origine la scrittura di Perec, uno dei fenomeni letterari più interessanti del ‘900.

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I fotografi del bar delle Antille, pardon, Jamaica.

È alla Braida del Guercio, il Bar Jamaica. Ci sono le piastrelle bianche, un bancone di legno e un cortiletto esterno con i tavolini malmessi e le sedie mal prese. Ci trovavi seduti i pittori, per nulla capelluti come vorrebbe farci credere Luciano Bianciardi. Tra i fotografi, all’inizio degli anni Cinquanta, oltre ad Alfa Castaldi, Mario Dondero e Ugo Mulas, ci trovavi Giulia Niccolai, Jacqueline Vodoz e Carlo Bavagnoli. Alcuni proseguirono, altri cambiarono mestiere.

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L'affaire Capa. Processo a un'icona - di Vincent Lavoie | I taccuini di Perec

L’affaire Capa. Processo a un’icona – di Vincent Lavoie.

L’affaire Capa di Vincent Lavoie è un libro che parla dei processi intentati alle più famose e iconiche fotografie di Robert Capa ma è, allo stesso tempo, un libro utile per scardinare quel che resta di una mitologia ormai tossica. Aiuta a capire che il nostro modo di attribuire autenticità alle immagini e al nostro passato ha radici storiche e culturali, corrisponde a pochi “regimi di verità”, come li chiama Lavoie, che dovremmo imparare a riconoscere e a tenere distinti.

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Giovanna Calvenzi e Renate Siebenhaar-Zeller (a cura di). Pietro Donzelli. Contrasto, 2006.

Pietro Donzelli: il neorealista, l’antiretorico. Dal dopoguerra agli anni Sessanta.

  • Silo

Nulla accade. C’è il Po, ci sono i cortili e i muri scrostati di Milano bombardata, c’è la terra arsa delle crete senesi e in questi spazi dove l’uomo vive, l’epifania si fa attendere; i giorni passano e il dolore resta, silenzioso e contenuto. La vita è fuori; prosegue sulle linee tracciate dagli sterrati, lungo la corrente del fiume. La serie non è nel racconto, è nel non detto, in ciò che si cela tra una fotografia e l’altra, nell’interstizio della comprensione.

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