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In trincea

Quando la Strategia si ispira alla trasversalità e alla multidisciplinarità è il momento di preparare le trincee. Sembra a tutti evidente che, desiderando scrivere di storia dell’arte, si debba studiare la storia dell’arte, volendo scrivere di storia si debba studiare la storia. A uno storico dell’arte o a uno storico tout court che voglia scrivere di fotografia non sempre si richiede lo studio della fotografia. Per non parlare di filosofi, sociologi, psicologi, antropologi, ecc. Date in mano una fotografia a un semiologo e ve la trasforma in tutto ciò che la fotografia non è. La fotografia entra nelle nostre vite attraverso canali diversi, svolge per noi ruoli diversi. È ovvio che sia oggetto di studio all’interno dei più svariati campi del sapere. Ma allora: perché ci sono così poche persone che sanno cosa sia una fotografia? Ciò che sto per scrivere potrà stupirvi, ma vi assicuro che è assolutamente vero. La fotografia ha una storia che ha ormai 180 anni. Una storia fatta di autori, di tecnologie, di applicazioni, di gusto. Una storia di produzione e una storia di ricezione. Le fotografie sono prodotte attraverso lo sfruttamento di un procedimento tecnico che le caratterizza e sono immagini del tutto peculiari in virtù del rapporto particolare che intrattengono con la realtà.

 

Questa categoria è nata per contenere scritti da assumere con cautela, generati da eventi che siano stati capaci di risvegliare il mio spirito polemico. La newsletter ormai assorbe tutti gli argomenti legati all’attualità, ma questa categoria continuerà ad ospitare pensieri e riflessioni su ciò che, nell’universo fotografico, mi sembra utile per rafforzare le difese del nostro sistema immunitario.

Jean-Marie Floch. Forme dell’impronta: Brandt, Cartier-Bresson, Doisneau, Stieglitz, Strand.

Jean-Marie Floch, semiologo strutturalista, nel 1986 pubblica questo contro-saggio per rispondere alla Camera chiara di Barthes e a L’atto fotografico di Dubois, due testi ancorati alla funzione referenziale della fotografia. A Floch interessano le fotografie, al plurale, immagini tra le immagini. Esclude ogni intento ontologico e osserva il senso che emerge dalla lettura degli aspetti plastici delle foto più che di quelli figurativi, per trarne processi inferenziali riproducibili.

L’affaire Capa. Processo a un’icona – di Vincent Lavoie.

L’affaire Capa di Vincent Lavoie è un libro che parla dei processi intentati alle più famose e iconiche fotografie di Robert Capa ma è, allo stesso tempo, un libro utile per scardinare quel che resta di una mitologia ormai tossica. Aiuta a capire che il nostro modo di attribuire autenticità alle immagini e al nostro passato ha radici storiche e culturali, corrisponde a pochi “regimi di verità”, come li chiama Lavoie seguendo Foucault, che dovremmo imparare a riconoscere e a tenere distinti.

Michele Smargiassi. Un’autentica bugia (2015).

Le fotografie mentono? Sì, mentono. Se poi volete sapere quando, quanto, dove, come e perché, dovete leggere questo libro di Michele Smargiassi, pubblicato da Contrasto nel 2015. Vi state chiedendo se siano domande essenziali? Lasciate che vi spieghi. Quando parliamo di fotografia ci imbattiamo in una moltitudine di pregiudizi e luoghi comuni dai quali non è facile allontanarsi. Perché ci siamo dentro fino al collo ed è come la storiella del pesce che non sa cosa sia l’acqua…