Un anno di newsletter, una selezione che fa ordine e aggiunge senso, un invito alla lettura rivolto a chi non è ancora iscritto. Un assaggio. Unitevi a noi.

Recensioni librarie

Come scelgo i libri da recensire sul blog e quelli da recensire nella newsletter? Temo di non avere una risposta. Eppure una piccola regola in futuro dovrò riuscire a crearla. Oggi potrei stabilire che la newsletter non sia posto per i libri vecchi. Una diversa bellezza di Emiliano Mancuso e la raccolta Nuove visioni di Forma e Contrasto potevano dirsi novità quando li ho recensiti. D’altra parte, questi due numeri della newsletter non si caratterizzano per l’anno di edizione dei volumi in questione, ma per il tentativo di uscire dalla forma della recensione libraria. Il numero che ho scritto su Una diversa bellezza descrive il libro e recensisce la mostra tenendo il tutto all’interno di una contrainte definita da un terzo elemento: una talk con le curatrici del progetto, organizzata dall’associazione Spazi fotografici. Rispetto a questa talk, che ho linkato in fondo all’e-mail, ho voluto restare ai margini, ho cercato di non sovrappormi come quando da bambini si riempivano gli spazi nei libri da colorare. Nuove visioni di Forma e Contrasto è una raccolta di giganti e sentendomi piccola mi sono inventata un giocoso escamotage che mi ha permesso di descrivere e raccontare il libro usando il terzo senso barthesiano come filtro di lettura. Il photo editing di Leonello Bertolucci aveva qualche anno di troppo quando ho pensato di recensirlo, ma era un libro adatto per il numero di agosto e ho colto l’occasione per scrivere, nei giorni caldi d’estate, qualcosa di fresco e leggero. Ci sono altri numeri della newsletter nei quali si parla di libri, ma non sono recensioni, sono raccolte di pensieri e libri attorno ad un nucleo tematico centrale: ne troverete un paio nella sezione Miscellanea.

Attualità

I temi legati all’attualità sono particolarmente adatti alle newsletter, ma difficilmente mi troverete a scrivere sugli argomenti più caldi del momento. Con il primo numero, nel settembre del 2020, avevo provato a fare il punto su un tema che aveva infiammato l’estate appena conclusa, ossia quella specie di catastrofe che si era abbattuta sull’agenzia Magnum, ma che a ben guardare rifletteva uno stato di malessere generale nella nostra società, non riconducibile esclusivamente al mondo del professionismo fotografico. La vicenda Magnum a sua volta attirò la mia attenzione su Camera Torino, luogo espositivo e laboratorio attivissimo nel panorama italiano, che mi offriva l’occasione di frugare nei bias, nelle abitudini e negli stereotipi nei quali proprio le realtà più vive tendono ad inciampare, continuamente, senza nemmeno accorgersene, perché… beh potete immaginarlo il perché. Con uno sguardo distaccato sull’attualità ho scritto infine un numero ragionando sulla campagna social #diamociunamano, lanciata da Vanity Fair nell’aprile del 2020 per sostenere l’approvazione del DDL Zan. Il disegno di legge di Alessandro Zan non era ovviamente il tema della newsletter come non lo era la campagna social di Vanity Fair. Il tema era la fotografia, come sempre: in questo numero, tutta la gloriosa e sofferente storia della fotografia mondiale faceva scudo intorno all’Autoritratto con mano di László Moholy-Nagy, citato inconsapevolmente da una folta schiera di creativi che, a quanto pare, hanno formato la propria educazione visiva sui manuali di segnaletica stradale. A qualche mese di distanza dalla stesura di quel numero mi è parso chiaro che spostare l’attenzione sulle immagini di valore, per quanto semplici possano apparire, è come fare pulizia, una bella, sana, profonda, necessaria pulizia dello sguardo.

Miscellanea

Dondero, Mario. Il porto. Il canneto, 2017.

Ho deciso di creare una sezione Miscellanea in questa selezione perché ci sono un paio di numeri che hanno essi stessi una struttura miscellanea ossia raccolgono elementi spurî attorno ad un argomento centrale. Nel numero intitolato Mitologie, l’argomento centrale non è un tema conduttore, è una specie di basso continuo: sono i miti del fotogiornalismo, come Gerda Taro e Robert Capa, tenuti per decenni nell’empireo degli intoccabili per ragioni diverse e varie. Le fiction, le pseudo-ricostruzioni storiche non sono da biasimare a questo proposito se si guarda alla stessa autobiografia di Robert Capa. Qualcosa di ciò che sta dietro alla mitografia del fotogiornalismo abbiamo compreso leggendo il saggio di Vincent Lavoie e il video, che ho linkato in fondo a questo numero della newsletter, nel quale Irme Schaber presenta il proprio lavoro su Gerda Taro, sintetizza e rende perspicua tutta la questione in un breve scambio di battute: al lamento di John G. Morris per non aver saputo strappare a Irme Schaber il racconto della sua vita, Irme seccamente risponde: “It’s boring”. Il secondo numero della newsletter che ho voluto inserire nella sezione Miscellanea mette a confronto tre libri fotografici che hanno come argomento e soggetto il porto di Genova. L’indagine e la stesura della newsletter sono nate dall’incontro con il libro che fa da ossatura al mio breve scritto: il reportage sul porto di Genova, realizzato da Mario Dondero negli ultimi anni della sua vita e pubblicato da Il Canneto nel 2017. A questo reportage ho voluto affiancare un altro lavoro ottimamente condotto, in anni diversi ma ugualmente importanti per la storia del porto genovese: quello svolto tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso da Ferdinando Magri, recentemente riemerso grazie ad una piccola mostra e ad un volume curato dall’Adac di Genova. Il terzo volume invece… niente, il terzo volume ci insegna che anche le lunghe e gloriose carriere non sono esenti da errori e a noi, poveri mortali, tutto sommato piace anche così.

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