Joseph Nicéphore Niépce e il mito della prima fotografia della storia.

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La “Veduta dalla finestra a Le Gras” di Niépce è la prima fotografia della storia? Le estenuanti ricerche di Gernsheim e il suo entusiasmo di ricercatore la resero tale. In realtà, Niépce era lontano da ciò che avrebbe voluto realizzare: un sistema di riproduzione iconografica che impiegasse una camera oscura per ottenere matrici inchiostrabili. La domanda è comunque un buon pretesto per ripensare al modo in cui la fotografia è entrata nei processi di stampa e ai suoi rapporti con l’incisione.

Afferrare la vita: Jacques Henri Lartigue, Nan Goldin e The ballad of sexual dependency.

Confrontare il modo in cui la fotografia è stata utilizzata da Nan Goldin e da J. H. Lartigue, due autori che operano in situazioni e in epoche diverse, ma a partire da problematiche esistenziali simili, permette alla forma diaristica di rivelarsi come forma espressiva connaturata sia al medium fotografico che a quello scrittorio. Parallelamente, lo spostamento dell’attenzione dal contenuto al medium, consente la riemersione di quello che è il più vero e profondo senso della Ballad.

Ian Ruhter, il collodio umido e lo spirito di Gordon Matta-Clark a Bombay Beach.

Come altri fotografi, Ian Ruhter è tornato all’analogico. Ha compiuto un percorso a ritroso, fino a recuperare il collodio, una tecnica nella quale la manipolazione dei materiali si fa completa e inevitabile. Gli ambrotipi di Ian, con le loro qualità materiali e tattili, tuttavia sembrano, soprattutto a coloro che come me si trovano a osservarli attraverso uno schermo, soltanto un momento all’interno di un lavoro processuale che coinvolge rapporti, vissuti e il concetto di trasformazione.