Jean-Marie Floch. Forme dell’impronta | I taccuini di Perec

Jean-Marie Floch. Forme dell’impronta: Brandt, Cartier-Bresson, Doisneau, Stieglitz, Strand.

Jean-Marie Floch, semiologo strutturalista, nel 1986 pubblica questo contro-saggio per rispondere alla Camera chiara di Barthes e a L’atto fotografico di Dubois, due testi ancorati alla funzione referenziale della fotografia. A Floch interessano le fotografie, al plurale, immagini tra le immagini. Esclude ogni intento ontologico e osserva il senso che emerge dalla lettura degli aspetti plastici delle foto più che di quelli figurativi, per trarne processi inferenziali riproducibili.

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Ugo Mulas, la scena dell'arte | I taccuini di Perec

Ugo Mulas: la fotografia che spiega.

  • Silo

Guardare le sequenze di Mulas e dire, come fa Sgarbi, che non vi è nulla da aggiungere perché “Mulas spiega” è corretto agli occhi dello storico dell’arte. Lo storico della fotografia invece sente l’esigenza di aggiungere parole perché potrebbe sfuggire quanto l’opera di Mulas sia stata unica. Il critico della fotografia preferisce pensare a Mulas come a un modello da studiare e indicarlo, come si indica un cammino prematuramente interrotto, a coloro che siano in grado di accoglierne l’insegnamento.

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Fotografia digitale | I taccuini di Perec

Fotografia digitale: diciamo che i numeri li avrebbe…

Sembra che la smaterializzazione, con le sue importanti conseguenze, sia stata l’unica rivoluzione apportata dal digitale. Comunque la si veda, a me sembra che pensare i due sistemi come diversi, a parte la necessaria “posa”, possa aiutare i fotografi a ripensare la propria pratica fotografica. Agli storici, ai critici e ai teorici, che siano fotografi o no, il digitale ha offerto l’occasione per mandare in pensione le vecchie formule apodittiche, per ripensare i paradigmi, i linguaggi, le parole.

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