Fotografia digitale | I taccuini di Perec

Fotografia digitale: diciamo che i numeri li avrebbe…

Sembra che la smaterializzazione, con le sue importanti conseguenze, sia stata l’unica rivoluzione apportata dal digitale. Comunque la si veda, a me sembra che pensare i due sistemi come diversi, a parte la necessaria “posa”, possa aiutare i fotografi a ripensare la propria pratica fotografica. Agli storici, ai critici e ai teorici, che siano fotografi o no, il digitale ha offerto l’occasione per mandare in pensione le vecchie formule apodittiche, per ripensare i paradigmi, i linguaggi, le parole.

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I fotografi del bar delle Antille, pardon, Jamaica.

È alla Braida del Guercio, il Bar Jamaica. Ci sono le piastrelle bianche, un bancone di legno e un cortiletto esterno con i tavolini malmessi e le sedie mal prese. Ci trovavi seduti i pittori, per nulla capelluti come vorrebbe farci credere Luciano Bianciardi. Tra i fotografi, all’inizio degli anni Cinquanta, oltre ad Alfa Castaldi, Mario Dondero e Ugo Mulas, ci trovavi Giulia Niccolai, Jacqueline Vodoz e Carlo Bavagnoli. Alcuni proseguirono, altri cambiarono mestiere.

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L'affaire Capa. Processo a un'icona - di Vincent Lavoie | I taccuini di Perec

L’affaire Capa. Processo a un’icona – di Vincent Lavoie.

L’affaire Capa di Vincent Lavoie è un libro che parla dei processi intentati alle più famose e iconiche fotografie di Robert Capa ma è, allo stesso tempo, un libro utile per scardinare quel che resta di una mitologia ormai tossica. Aiuta a capire che il nostro modo di attribuire autenticità alle immagini e al nostro passato ha radici storiche e culturali, corrisponde a pochi “regimi di verità”, come li chiama Lavoie seguendo Foucault, che dovremmo imparare a riconoscere e a tenere distinti.

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