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László Moholy-Nagy e il fotogramma: creare con la luce, tra arte, tecnologia e politica.

Uno dei più grandi artisti del Novecento. Forse l’unico che sia riuscito a creare una tassonomia della fotografia senza apparire ridicolo. Pensava il lavoro creativo come una necessità biologica, integrata alla vita degli individui e della collettività. Ha esplorato il mezzo fotografico come pochi altri, senza mai pensare di poter creare un limite tra la fotografia e altre forme di espressione creativa. Rifiutava il termine utopia e si considerava un instancabile pioniere.

Women at Work: il lavoro alle donne. Conversazione con Manuela Caccioni del Centro Antiviolenza Mascherona.

La situazione è tutt’altro che rosea. Nel mondo, in Europa, in Italia dove aumentano i femminicidi e l’occupazione maschile resta percentualmente superiore a quella femminile. Dove, nelle situazioni di crisi, il mondo del lavoro preferisce sacrificare le donne. Servono continui richiami, serve lavorare strutturalmente. Servono anche i piccoli interventi e serve portarli alla luce, soprattutto quando sono sorretti da idee forti. Come in questo caso.

Ariella Azoulay: Civil Imagination, l’ontologia politica della fotografia.

  • Silo

Ariella Azoulay, nata a Tel Aviv nel 1962, insegna “Modern Culture and Media” alla Brown University. Ha pubblicato Civil Imagination in ebraico nel 2010. Il libro è stato tradotto in italiano nel 2018. La sensazione è che il suo pensiero non possa ambire ad un vasto seguito in Italia, quindi la inserisco nel Silo, perché penso sia importante tenere attivo lo sguardo, allontanarlo da quell’idea di contemplazione che ha radici così profonde nella cultura classicista di questo paese.