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Silo

Di cosa si nutrono gli abitanti dell’universo fotografico? Nel silo di I taccuini di Perec ci sono i libri, le immagini, i pensieri dei due secoli più controversi e caotici della storia.

Dorothea Lange. Migrant Mother, Nipomo, California, 1936. Gelatin silver print. George Eastman Museum on Flickr.

Icona: quando la fotografia è o diventa iconica.

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È stato Charles Sanders Peirce a definire la fotografia come segno indicale. La sua classificazione dei segni risale al 1895, ma è stata riscoperta e utilizzata dagli studiosi di fotografia solo in tempi recenti. Questo post non intende dare conto del complesso dibatto che è stato svolto in passato intorno al concetto di fotografico. Soffermarsi a ragionare sulle parole che si usano, soprattutto quando sono caratterizzate da una vasta eco semantica, mi sembra necessario al di là di ogni pretesa di esaustività scientifica di tipo settoriale.

Roland Barthes. La camera chiara. Einaudi, 1980.

La camera chiara di Roland Barthes.

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È una follia, scriveva Barthes, è la fotografia come allucinazione e come verità folle, “falsa a livello della percezione, ma vera a livello del tempo”. Se è vero che la fotografia deve avere una forza documentativa, era fondamentale per Roland Barthes che riguardasse non l’oggetto, ma il tempo. Il Punctum temporale viene colto se nella fotografia andiamo oltre la banalizzazione del noema. Se possiamo cogliere il noema della fotografia nella sua forma enfatica, nella sua raffigurazione pura.

Joseph Nicéphore Niépce e il mito della prima fotografia della storia.

Joseph Nicéphore Niépce e il mito della prima fotografia della storia.

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Joseph Nicéphore Niépce e Georges Perec sono nati nello stesso giorno. Da questa coincidenza è nata l’occasione per ripensare il ruolo svolto nella storia della fotografia da quella che è stata da molti, e per molto tempo, considerata come la prima fotografia della storia. Per riguardare al modo in cui la fotografia è entrata nei processi di stampa, al suo rapporto con l’incisione e ai rapporti tra la fotografia di documentazione artistica e quella che a partire dal Settecento fu denominata “incisione di traduzione”.