Vai al contenuto
Blog » Newsletter editoriale e blog: diversificare i contenuti, scegliere la piattaforma

Newsletter editoriale e blog: diversificare i contenuti, scegliere la piattaforma

Alcune cose stanno cambiando da queste parti, talune in modo vistoso, altre in modo impercettibile. Per qualche ragione, la newsletter editoriale – forse lo strumento meno indispensabile nella mia strategia digitale – svolge un ruolo di primo piano nella progettazione e definizione delle altre mie attività on line. Da gennaio 2022 ha cambiato piattaforma. Ora potete leggerla su Substack, direttamente dal sito. 

Non so perché un giorno, due anni fa, ho pensato che dovessi averne una, credo mi piacesse l’idea in sé. So che un altro giorno qualcuno si è iscritto e che da allora ho una newsletter e un blog da gestire. La necessità di stabilire due diverse linee editoriali, per il blog e per la newsletter, ha portato in poco più di un anno, alla definizione di un modo più chiaro di procedere che coinvolge l’esistenza stessa del sito e la sua funzione.

Il blog

Sul blog, questo blog, il traffico proviene in gran parte dalla ricerca organica. Gli articoli più letti sono quelli la cui funzione potrebbe definirsi educativa. Volendo usare il gergo usato da coloro che si occupano di SEO possiamo dire che il traffico maggiore viene generato da keyword informazionali. Recensioni di mostre, novità editoriali, articoli di opinione o legati all’attualità non funzionano, perché i siti che pubblicano contenuti aggiornati e puntuali, su ciò che accade nel nostro ecosistema, sono tantissimi e molti sono altamente qualificati, se non altro nominalmente. Mettere in campo strategie SEO per combattere i colossi del web sarebbe stato uno spreco di energia e di tempo. Ci sono voluti mesi, ma quando i dati sono divenuti certi e inequivocabili ho lasciato che il blog diventasse ciò che voleva essere, iniziando a pubblicare articoli sempre più vicini alla storia della fotografia e sempre meno legati alla sua attualità.

Con una strategia base solida, dovendo cambiare tattica bastano piccole modifiche alle descrizioni e le categorie continuano a svolgere imperturbabili i loro compiti. 

“Il primo post che ho inserito in questa categoria è anche il primo del blog. Racconta dei rapporti che intercorrono tra Georges Perec e la fotografia. Pur affrontando questioni di poetica ha una precisa funzione strategica: mi ricorda, ogni giorno, che qui ci si occupa, con gli strumenti affilati della critica e della teoria, della fotografia più contemporanea che ci sia. Quella che ci accompagna nella vita di tutti i giorni.”

Questa porzione di testo concludeva la descrizione della categoria di cui fa parte questo post. Sacrificandola ho capito che la tattica non era sbagliata, era semplicemente troppo ambiziosa. 

La vocazione naturale del mio blog si farà nel tempo sempre più decisa; cancellerò alcuni post, forse rallenterò ancora la pubblicazione di nuovi contenuti per dedicarmi alla riscrittura di quelli vecchi. La keyword research entrerà a far parte della mia routine di lavoro (mai fatto keyword research prima di scrivere un articolo sino a oggi) acquisendo un nuovo significato: la comprensione di ciò di cui sembra esserci maggiore necessità, e che sembra conservare la propria utilità con il passare del tempo.

Pensare ai post sul blog come a piccoli prodotti editoriali. Corredarli di immagini, dare loro un’organizzazione e una formattazione strettamente determinata dal contenuto, sganciarsi definitivamente dai semafori di Yoast. 

Anche la scrittura cambierà. Attualmente i post del mio blog non hanno uno stile coerente. Per due anni ho giocato con la forma provando ad adeguarla alla tipologia di contenuto. Era un modo per mantenere la penna agile, per ricordare a me stessa che la scrittura non è solo un voler dire, ma anche un modo per dirlo e che il modo è sempre un compromesso, un lavorìo lento che fa uso di suoni e di segni. Col tempo, uniformando i post intorno a una sola tipologia di contenuto, anche lo stile e la forma finiranno per trovare un equilibrio necessario, una loro stabilità.

La newsletter

Non ho mai voluto un contenitore per notizie e aggiornamenti, l’ennesimo “tutte le mostre di questo mese” o “i premi e i contest a cui partecipare”. Quando ho creato la mia newsletter editoriale, questi servizi in rete c’erano già, gestiti dai fotografi che svolgono ricerche per se stessi e le condividono, dalle associazioni, oppure dalle redazioni delle riviste o dei magazine on line. Sin dai primi numeri ho pensato alla mia newsletter come a un contenitore per le cose attraversate, la versione street food del blog; uno strumento più fluido rispetto a quest’ultimo, il luogo in cui lasciar confluire i pensieri che accompagnano le mie letture mensili, senza preoccuparmi troppo della forma e della struttura, ma senza escluderle a priori. Uno spazio per la mostra visitata, il libro letto, il fotografo o la fotografa incontrati. Punti di vista e approfondimenti, non necessariamente legati alla stretta attualità.

Tidipee, la mia newsletter editoriale

Chi avrebbe potuto iscriversi a una newsletter siffatta? Persone che si interessano di fotografia, ovvio, ma il gap tra la teoria e la pratica restava quello già incontrato a proposito del blog: queste persone, avendo altro a disposizione, non leggono me. Dopo un anno di Mailchimp ho pensato a una selezione di numeri della newsletter da offrire in chiaro a chi, passando, desiderasse avere un’idea dei contenuti della newsletter editoriale prima di iscriversi: una specie di raccolta di fine anno, da pubblicare sul mio sito. L’ho fatto sapendo che da qualche parte, chissà dove, avrei trovato una soluzione migliore per farlo, una strada più semplice da percorrere per ottenere lo stesso risultato. La soluzione era Substack (non Medium che è troppo simile a un blog con i suoi tag title e tag description) ed è nata Tidipee.

Scegliere argomenti particolarissimi, andare dove gli altri non vanno (su questo punto sono avvantaggiata: vivo in una città sufficientemente provinciale), leggere ciò che gli altri non leggono, sintetizzare e aggregare i contenuti altrui per favorire chi non ha tempo di leggere e cercare.

Da Mailchimp a Substack

Se mi si chiedesse se Mailchimp sia la piattaforma adatta per una newsletter di natura non commerciale risponderei seccamente con un no. Non a caso Mailchimp ha sempre avuto un editor pessimo; è una piattaforma che non agevola la scrittura, ma invita, come per compensazione, all’elaborazione grafica e tipografica. Per me è una combinazione letale, perché sono consapevole dell’importanza della grafica e della tipografia pur non avendo le competenze necessarie per occuparmene direttamente e seriamente. Ne conseguono perdite di tempo e grande frustrazione.

 A differenza di Mailchimp – e presumo di tutte le piattaforme simili, utili per il marketing aziendale – Substack ha un editor semplice e comodo. Non lascia molto spazio per la personalizzazione grafica, ma ho visto newsletter molto elaborate da questo punto di vista: chi vuole e sa farlo può creare anche in Substack spazi grafici piacevolissimi. A differenza di Mailchimp inoltre, Substack permette di creare podcast, di sviluppare thread e di mantenere un contatto più aperto e diretto con i propri iscritti. 

Le newsletter editoriali dovrebbero essere strumenti che consentano di creare e consolidare comunità di persone, dovrebbero essere luoghi di aggregazione dei pensieri, detonatori di creatività e attivismo: il noi che ci rappresenta e che ci muove, non l’io che scrive per intrattenere i due amici al bar. So di essere lontana dalla mia newsletter ideale ma nel frattempo, mentre lavoro per raggiungerla, alcune cose cambiano, talune in modo vistoso, altre in modo impercettibile: oggi scrivo una newsletter che è il luogo dei temi inusitati, un blog che assomiglia ad una raccolta di schede didattiche e gestisco un sito che sta assumendo un aspetto e una funzione sempre più professionali. 

Se volete seguire ciò che pubblico on line, i due strumenti facili sono il feed del blog e l’iscrizione alla newsletter.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.